Premesso che l'idea di provare a tenere un blog per questi 10 giorni di trattamento mi è venuta qualche minuto fa, vi do il benvenuto. Scrivo da un paese della Lombardia e ho 24 anni. Vorrei condividere con voi, presunti interessati a questo nuovo tipo di trattamento, la mia esperienza.
Peso 122 kg.
Due anni fa pesavo 140kg.
Sono riuscito, in un anno, a perdere circa 30kg con una dieta tradizionale.
Di questi, ne ho recuperati 12kg.
Mi è sempre piaciuto mangiare: vengo da una famiglia originaria del meridione, emigrata al nord qualche decennio fa e stabilitasi in Lombardia. Per noi il cibo è un rito da vivere insieme, è un'esigenza prima sociale (lo stare insieme) che fisica (la fame vera). Con i parenti ci si trova sempre in situazioni dove, a dividerci, c'è una teglia di lasagne, dei cannelloni o qualche altra leccornia.
Quando avevo 16 o 17 anni, mentre gli altri amici giocavano al parco o si scambiavano le prime tenere effusioni con le ragazze, io prendevo lo scooter e fermandomi al primo panificio facevo incetta di pizze, pizzette, focacce. Con le olive, con i carciofi, alla marinara, lisce.
Mi mangiavo letteralmente la mia paghetta.
Senza soluzione di continuità.
Senza un motivo vero.
Può essere fame vera il primo pezzo di pizza o il secondo: non il terzo, il quarto, il quinto.
Quella non è fame. Quella è un'abitudine. Un vizio sbagliato.
E invece mi convincevo che "è la mia costituzione fisica che me lo richiede: evidentemente ho bisogno di più energie rispetto ai miei amici!". E più cresceva la convinzione per questo pensiero sbagliato, più ingrassavo io.
Per anni mi sono raccontato queste favole, credendoci con tutto me stesso.
Per anni ho imputato alla sfortuna il fatto di essere grasso, di non avere una ragazza, di dover ordinare un paio di pantaloni da fuori città perché in negozio non avevano la mia taglia.
Per anni ho evitato scientificamente situazioni che mi avrebbero esposto a livello fisico.
Per anni mi sono ingozzato, sperando che il cambiamento sarebbe piovuto dal cielo.
Il risultato è stato quello di essermi privato dei miei anni migliori.
L'aver scelto in maniera arbitraria di non vivere determinati momenti per vergogna o paura di essere preso in giro o per il timore di non farcela.
E aver perso per sempre delle emozioni.
Quando ho deciso di mettermi a dieta, ero arrivato ormai al peso limite di 140kg.
Avevo frequenti tachicardie, interno-coscia perennemente arrossato, affaticamenti di ogni sorta.
Non mi muovevo e se lo facevo o era per mangiare o per andare in bagno.
Il mio dietologo mi prescrisse una dieta piuttosto rigida, abbinata a quotidiano movimento fisico.
Ho fatto molta fatica, ma nel primo anno ho perso 30kg.
Ormai sicuro di avercela fatta, mi sono abbandonato a feste e cene.
Parte di quelli li ho ripresi.
Ma l'abilità sta nel non raccontarsi palle. Bisogna fermarsi e prendere di polso la situazione prima che degeneri.
Ed eccomi qui: mente stanca e poca voglia di rimettersi in pista seriamente.
Ho bisogno di qualcosa di "comodo".
Dieta del sondino.
Chi la propone, la dipinge come il metodo rivoluzionario per perdere peso.
I pareri di chi l'ha provata, invece, sono contrastanti.
Io vi descriverò questi miei dieci giorni, senza preconcetti o entusiasmi della prima ora.
In maniera diretta, un po' per sfogarmi (io) e un po' per informare (voi).
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